Luce ombra colore

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l’importanza e il valore del disegno, il suo profondo legame con la storia dell’arte e la sua utilità nell’apprendimento, le Accademie più importanti nascono come scuole di disegno, Le due scuole frequentate da Pierpaolo, Monaco di Baviera e Perugia, nascono come scuole di disegno. Ci sono diversi trattati di pittura nella storia dalla Naturalis Historiae di Plinio arrivato a noi attraverso Vitruvio a quello di Leonardo da Vinci, al Manuale di Gino Piva, del Vasari Giorgio e Cennino Cennini, scrive nel trecento un vero e proprio manuale in cui descrive i modi per preparare la carta e gli strumenti fino alle tecniche di rappresentazione dei soggetti. Il filo conduttore del Trattato di Leonardo così diverso dalla tradizione didascalica del Libro dell’Arte di Cennino Cennini, è l’esercizio della “filosofia del vedere“, cioè il saper cogliere la rivelazione della Natura tramite l’osservazione consapevole.

Conoscere Abraham Bosse del 1657, il suo metodo universale così chiamato per disegnare e dipingere può ancora oggi risultare magicamente utile per controllare, dominare i nuovi sistemi e verificarne la giusta funzionalità, altrimenti si subisce senza poter interagire migliorando l’errore o la casualità questo mi racconta con decisione Pierpaolo, senza di questa conoscenza i lavori realizzati con l’architetto Bruno Signorini per l’Università per stranieri di Perugia non avrebbe potuto realizzarli.

Alla base di una buona rappresentazione c’è il disegno, la progettazione del dipinto comincia dalle bozze e dagli studi. Per poter dipingere bisogna prima saper disegnare. Una linea può contornare, può definire un margine tra ciò che è e ciò che non è, un confine, la storia del più grande impero del mondo nasce tracciando una linea un solco sulla terra e molto altro ancora, la nascita di Roma e del suo impero. Tracciare una linea e definire delle parti, creare l’illusione e l’allusione di un volume o di una profondità prospettica, il suo spessore un piano e un umore. La lenea in teoria possiede dei limiti (in teoria) le modulazioni di una superficie oggi con l’evoluzione di essa non più, ma gli Egizi, con le loro raffigurazioni per mezzo della linea di contorno, se n’erano resi conto disegnando le figure di profilo ma forse non avevano risolto il problema, perché le spalle ci risultano piatte.

I Greci dalla linea completamente bidimensionale progressivamente diventa volume, vedi alcuni tipi di vasi in ceramica a figure nere nella quale i particolari vengono ottenuti graffiando con una punta la vernice nera o scura producendo però linee dello stesso spessore, al contrario con il pennello nei vasi a figure rosse le line possono variare la densità e lo spessore, suggerendo altre illusioni. La linea greca, dunque, si fa volume nel momento in cui abbandona il profilo esterno delle figure per penetrare al loro interno, interrompendo il percorso della linea vicina. In tal modo si crea un “davanti” e un “dietro”, termini che denotano distanze, dunque spazio e volume.

Molti artisti del passato in particolar modo la scuola del Verrocchio con il Perugino, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Signorelli, usavano per il disegno, ma anche nella pittura una sorta di sfumatura, si trattava di tracciare minuscoli segni vicini tra di loro e con una direzione costruivano una illusione ottica creando un falso vero rilievo e per non dimenticare le figure egizie sia il Botticelli che Michelangelo contornavano il soggetto principale per distaccarlo dal fondo, ma anche per risolvere alcuni problemi tecnici in serigrafia nei primi manifesti dell’ottocento. Leon Battista Alberti dichiarava che la line di contorno era “circumscriptione”, un segno che metteva in evidenza il soggetto, Leonardo la linea la eleva a strumento di progetto, metodo di rilievo e mai di margine e delimitazione, nei disegni e nei dipinti viene usata per creare quella magia di profondità ma nel contempo di unione dei vari soggetti. Nei puntinisti, divisionisti, macchiaioli, impressionisti la linea si fa colore il punto “una linea interrotta” crea una linea e magicamente si ottiene l’impressione del reale, di una atmosfera, di un liquido, del movimento e della luce nelle varie ore del giorno.

Studiando l’anatomia dell’occhio e il suo rapporto con il cervello abbiamo intuito e capito meglio alcuni fenomeni reali ma anche di ricostruzione del nostro cervello. La luce, la sua scissione, la retina con i suoi bastoncelli, il calore della luce sono stati determinanti per lo sviluppo della line e del segno ma ancora oggi un segno che ci racconta un’immagine ci emoziona pensando la magia di una mano che con un segno ci fa sognare.

Rimanendo nell’incisione una linea fuori posto crea un disordine nell’ordine visivo dell’immagine e quindi ecco creata per errore una situazione attenzionale ma anche una nuova e diversa illusione. Il nostro cervello che scannerizza e legge l’immagine secondo delle regole matematica con l’influenza della scrittura ci condiziona ma ci fa capire dove inizia l’illusione e incomincia la realtà e viceversa. Il famoso panneggio bagnato romano o il velo del Cristo Velato sono la riprova di un effetto che con delle linee possiamo ricreare su di un foglio avvicinandole e modulandole diversamente possiamo ottenere una illusione ottica. Questo effetto dinamico è stato portato ai suoi estremi creando anche situazioni di disturbo, per citarne alcune la camicia o il vestito di un presentatore televisivo a righe sottili, genera questo effetto chiamato effetto Moiré.

Più è bassa la definizione più si riduce l’effetto con schermi e riprese ad alta risoluzione l’effetto generato e disorientante per il nostro cervello, ma rimane un effetto visivo. Sullo stesso principio andando oltre al classico sfumato esistono delle varianti con linee geometriche e con linee curve, la vicinanza tra loro e il riempimento di alcune campiture genera in eguale misura una situazione di volume illusivo. Con studi più avanzati e l’aiuto di altre scienze correlate abbiamo potuto costatare che tracciare delle linee, segni e punti si possono decodificare pensieri e concetti ermetici.

Le linee ondulate esprimono armonia, fluidità mentre le spezzate, asprezza ed energia. Anche per Paul Klee la linea contiene una grande potenza espressiva. Il consiglio che dava ai suoi studenti della Bauhaus era “prendete una linea e portatela a fare una passeggiata”.

Asserisce Piero Manzoni: ” Quello che più mi interessa sono le Linee” credo siano il punto culminante di tutta la mia pittura, il punto che fa anche comprendere i miei quadri bianchi, che per me non sono opere di materia, ma quadri antimateria, quadri “achrome”. ”Eppure anche negli achrome le pieghe del tessuto generano linee. Sono alternanza di luci ed ombre ma sempre linee…Fontana con le sue linee, segni, squarci, fenditure crea una nuova e diversa emozione e valore, la superficie si apre al volume e alla sua profondità. Il pensiero di Ramotto è che se si potessero mettere assieme l’uso dei due concetti di creazione di una figurazione e quella di una astrazione avremmo la quadratura del cerchio, ma invece per anni la vicinanza delle due espressioni si è combattuta a colpi di fiumi di parole e di valori sociali, politici, economici e religiosi, vedi la chiusura della scuola della Bauhaus e l’arte finanziata.

La soluzione era li e nessuno la voleva vedere, basta che ci avviciniamo ed escludiamo la totalità del soggetto o meglio con uno zoom prendiamo un particolare e ci accorgiamo che il particolare non è più esplicito e ci fa pensare immediatamente ad una astrazione, certo che lo è ma proviene da una figurazione più o meno realistica e non può essere una negazione della figura. Questo concetto non si può spiegare e risolvere o cercare di farlo, così semplicemente, ma la contraddizione palese e reale della pittura e dell’arte in genere della scuola di New Work con la negazione alla figura, confligge con la battaglia fisica, religiosa e politica fatta a tutto quel mondo mediorientale che nega la rappresentazione della figura per motivi religiosi.

I segni le linee di Cy Twombly e di Paul Jackson Pollock sicuramente suscitano emozioni e sensazioni per citarne alcuni, ma nella storia dell’arte Italiana queste opere o simili venivano chiamate, cinquecento o mille anni prima, semplicemente decori o decorazioni, vedi l’ultima cena di Andrea del Castagno a Firenze nei riquadri alle spalle delle figure, o in alcune strutture decorate con finti marmi e decori cromatici Piero della Francesca piazza San Marco Firenze, o meglio la chiesa dove si trova il ritratto del Perugino a Città della Pieve Perugia.

La scuola di New Work realizza un progetto politico,  l’arte finanziata, sostenendo queste opere della scuola, sostenendo queste opere si destabilizza il pensiero dell’arte, forse ora occorre la presenza di un teologo dell’arte che ci spieghi meglio questo dogma artistico è arte del mercato o mercato dell’arte?…

Si può ancora raccontare la storia del nostro mondo con un segno, una linea, un gesto nello spazio liberandoci dell’uso della parola, si pone pensando a Saul Steinberg.  Quali limiti democratici e individuali violiamo?

«Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile…

Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate e per me sarebbero una perdita di tempo. C’è nella pittura e nella scultura un compiacimento, un narcisismo, un modo di perdere tempo attraverso un piacere che evita la vera essenza delle cose, l’idea pura; mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni.» (Saul Steinberg, 1967)

 

Se solo ci soffermassimo difronte a opere che rappresentano l’arco baleno, con la pacatezza di ascoltare la liea che unisce i due elementi quello terreno con quello celeste, si, ascoltare il suono di un corno di montone, l’energia del “ shofar “ che esce dalla terra per dirigersi in cielo sfondando la volta celeste, esprimendo la femminilità terrena e ”Quando tutto il resto fallisce e le parole perdono il loro significato, quando la condizione umana ci rende non solo parole, ma del tutto muto, anche oltre le lacrime, si può girare solo per l’urlo primordiale del corno di montone per dire l’indicibile.”

 

Dalì estremizzava asserendo “ Se vi rifiutate di studiare l’anatomia, l’arte del disegno e della prospettiva, la matematica dell’estetica e la scienza del colore, lasciatevi dire che questo è un segno più di poltroneria che di genio”.

Ma se devi spiegarlo allora non è arte?

Una linea, un segno, un colore nello spazio ci suscita sensazioni e emozioni che vanno oltre la spiegazione o lo svelare alcuni significati che essa può contenere.

Anche questo è un concetto molto diffuso (pure tra chi pretende di essere un artista). Nasce dal fatto che le opere d’arte prodotte fino all’Ottocento erano comunque comprensibili anche senza conoscere nulla del significato dell’opera, così si pensava, in realtà contenevano messaggi ermetici, che solo poche persone erano capaci di decodificare, ma in molti vedevano i personaggi, i luoghi, i colori e intuivano il messaggio primario. E questo era sufficiente per appagare i sensi del momento. Ma in realtà, di quell’opera, si comprendeva solo la superficie, il 10% di ciò, il 90% rimaneva da scoprire. Tutto questo fa parte di quel mondo che l’arte riesce a muovere pur rimanendo il più delle volte immobile nello stesso luogo e spazio per centinaia di anni o anche di più.

 

Questo testo non vuole spiegare o impartire lezioni, ma per far capire cosa serve e a che serva le conoscenze e le tecniche che accompagnano l’opera di Ramotto.

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